Alcuni vostri Mangomoment

I mangomoment sono le piccole, inaspettate, sorprendenti, a volte quasi impercettibili azioni o gesti, nati durante l’assistenza quotidiana, fra i pazienti, i familiari e il personale sanitario.
Si svolgono durante le normali attività di cura, e richiedono un impegno minimo e un minimo utilizzo di risorse.

Storia di un marito e di una pacca sulla spalla

È stato una lunghissima malattia. Ora siamo molto contenti che l’ultima chemioterapia abbia funzionato. Fino a non molto tempo fa, gli esami di controllo andavano sempre peggio, e io ero così provata. Durante la visita, il dott. V.  ci ha detto onestamente che non c’erano buone prospettive. Mio marito tuttavia  non voleva arrendersi. “Mi piacerebbe riprovare dottore. Vogliamo combattere ancora una volta “, ha detto. Non pensavo che lo avrebbe detto.  Dr. V. lo ascoltò, e nonostante le poche speranze rimaste, accettò di sperimentare una nuova chemioterapia.
Al controllo successivo ero con mio marito: con quale gioia venne il Dr. V. a dirci che il trattamento aveva finalmente funzionato! Il dottore venne a dirglielo personalmente, gli diede una pacca sulla spalla e lo ringraziò per aver avuto così tanto coraggio e speranza. Quello è stato un momento davvero speciale per me e per mio marito.


Storia di un sanitario e di un complimento sincero

La signora B. è arrivata per il suo trattamento di chemioterapie stamattina. È stata qui per un po’. È una splendida donna, molto orgogliosa, e ha da poco dovuto indossare la parrucca a causa della sua terapia.
Mi sono preso il tempo di entrare e farle un complimento. Ho sentito subito che le ha fatto bene. È stato bello vedere che l’ha resa felice, la dignità è importante. È stato un grande passo per lei prendere una parrucca.
Mentre stavo per uscire e tornare a casa mi ha ringraziato per il complimento ricevuto.
In seguito mi ha raccontato che quel giorno le avevo regalato un sorriso mentre attraversava un periodo molto difficile della sua vita.


Storia di un ricovero lungo e di una rivista di gossip

Durante il mio ricovero, parlavo nel corso della giornata con diverse persone: medici, infermieri, psicologi, dermatologo, dietista, familiari…. Tutte queste persone avevano per me sempre le stesse parole: come stai? Hai qualche sintomo? Parliamo della tua situazione clinica………..
E poi c’era il mio Mangoment del giorno: gli operatori venivano ogni giorno a pulire la stanza e a rifare il letto. Quelle persone erano le uniche con cui potevo condurre una normale conversazione. Di solito erano due, e le nostre conversazioni vertevano sui pettegolezzi contenuti in una nota rivista, sulle scarpe di una nuova pubblicità, sui profumi, sui problemi con i bambini, ecc.
Vivevo quei momenti come una vera benedizione.
Quelle frivole conversazioni mi facevano sempre ridere, e mi permettevano di non pensare al cancro per 10 minuti.


Storia di caregiver “stretti stretti”:

Un uomo era rimasto ricoverato per molto tempo in isolamento a causa della sua ridotta immunità e della contaminazione con un batterio resistente.  La sua condizione clinica andava progressivamente scadendo, con la comparsa di diverse ulcere da pressione in lento sviluppo. Voleva salutare i suoi nipoti prima che fosse troppo tardi. Non li vedeva da molto tempo, e a causa dell’isolamento non poteva più ricever visite.
Un giorno il medico del reparto ha permesso l’incontro. I nipoti, vestiti di tutto punto con i necessari indumenti e prese tutte le precauzioni del caso, erano “ben stretti” all’uomo, in un unico abbraccio di camici e di mascherine . E ‘stato così bello per il paziente, ha pianto di gioia.
Alcune settimane più tardi l’uomo è tornato a casa. La giovinezza e l’entusiasmo dei bambini hanno potuto restituirgli la forza e il coraggio di combattere.


Storia di un cancro e di un medico “accanto a me”

Ho già avuto due interventi chirurgici per il cancro al seno. È stato un percorso difficile.
Nel momento in cui “senti” che qualcosa non va nel tuo corpo, riponi la tua intera vita nell’incertezza. Tuttavia, i primi test sono risultati negativi e tutti mi dicevano: va bene, non devi preoccuparti inutilmente.
Ma io non mi sono fatta prendere dal panico, sentivo veramente che qualcosa in me non andava. Ho contattato di nuovo il mio oncologo. Sono stata molto sollevata dal fatto che lui mi abbia ascoltato e non abbia cercato di smontare le mie paure. Mi fece fare ulteriori indagini, ed emerse ciò che temevo: non l’avevo “immaginato”. Il cancro era tornato.
Ho scelto anche questa volta di farmi operare in questo ospedale.
Il mio Mangomoment è accaduto nel momento in cui ero in sala operatoria poco prima dell’intervento. In realtà sai già un po cosa succederà, ma i tuoi nervi stanno urlando attraverso il tuo corpo. Sei angosciata, e hai paura che anche questa volta non sarà l’ultima.
Il mio medico è arrivato appena prima che l’anestesia facesse effetto. Stava accanto a me, ha detto il suo nome e ha chiamato il mio nome. Poi ha guardato con calma i preparativi nella stanza e mi si è fermato all’altezza della spalla. Questo mi ha dato tanta pace. Con lui accanto potevo lasciarmi scivolare addosso le paure e i timori.
Ora posso finalmente dire di essermi definitivamente e completamente rimessa.


Storia di un reparto “in pausa pranzo”

La paziente è entrata durante la pausa pranzo di tutto il reparto, ed era molto dolorante. La conoscevamo perché era stata ricoverata da noi per molto tempo. E lei era una combattente. Abbiamo deciso con alcune infermiere di interrompere la nostra pausa pranzo e di chiamare insieme l’intero team multidisciplinare per aiutarla. Immediatamente. J è stato aiutata e nell’arco di una ventina di minuti iniziava a stare decisamente meglio. Tutti hanno lavorato prontamente, anche i medici dei servizi esterni.
Sua madre era così grata delle nostre rapide attenzioni che ci ringraziò con le lacrime agli occhi. (pochi giorni dopo è morta “la nostra J.”.  è stato bello poter fare ancora qualcosa per lei un’ultima volta).


Storia di un operatore sanitario e di un “dipinto”
La signora K. era nel nostro dipartimento da molto tempo. Non è stato facile fare qualcosa in più per lei durante i momenti più difficili.
C’erano dei tulipani donati da un paziente dimesso dal dipartimento, che furono collocati nella sala d’aspetto. Notai allora che la signora K. li ammirava spesso della sua stanza. Le ho chiesto allora se potevo rendere la sua stanza un po ‘più accogliente. Mi rispose che non le piaceva affatto il dipinto nella sua stanza. Ho così deciso di rimuovere quel dipinto, e gli ho mostrato gli altri dipinti nel corridoio. Quando trovammo quello che le piaceva, lo sostituimmo con quello presente nella sua stanza.
Era un piccolo gesto, che la rese però molto felice.


Storia di un: “lavaggio dei capelli”

Dopo una lunga operazione di ricostruzione del seno puoi stare molti giorni a letto. I tuoi capelli  restano tutto il tempo schiacciati dalla testa.
L’infermiera mi ha chiesto: “Vuoi che i tuoi capelli vengano lavati?” La nostra volontaria verrà da te se vuoi. Mi è sembrata un’idea molto carina, un’occasione per essere finalmente coccolata un pò. E quel breve momento di lavaggio dei capelli ha significato molto per me: mi ha fatto sentire subito meglio. Anche la conversazione con la volontaria è stata piacevole. Aveva superato lei stessa il cancro al seno e io potevo parlarle di ciò che mi preoccupava. Non dovevo spiegare tutto, lei capiva ciò di cui avevo bisogno. È bello che ci siano persone che si dedicano gratuitamente a qualcun altro. Queste persone, questi volontari, meritano elogi per i loro sforzi e si prendono cura di quei piccoli momenti di grande valore.


Storia di una paziente “al cinema”

Oggi non  voglio vedere i valori dell’esame del sangue o il risultato di un esame. Oggi non volgio notizie buone o notizie terribili. Li vedremo domani.
Oggi una mamma  ha goduto un intenso pomeriggio di film con sua figlia. Perchè non ci abbiamo mai pensato prima!? L’allettamento crea le condizioni ideali, le tende chiuse – anche se erano le due del pomeriggio – la giusta atmosfera. Una sedia su cui appoggiare le gambe. Un sacco di patatine e una lattina di Coca-Cola – non molto educativo, lo so.

La camera di degenza tutta per noi
E poi il nostro film. Non sappiamo se è la terza, la quarta o forse la quinta volta che lo guardiamo: Orgoglio e pregiudizio, con Keira Knightley. Sappiamo cosa accadrà. Chi sta per dire qualcosa. Chi farà cosa.
E continuiamo a divertirci.
Ho avuto davvero un grande pomeriggio. Durante quelle due ore non ero il paziente, non ero in ospedale, ma ero solo una mamma che guardava un film insieme a sua figlia :-). Spero vivamente che potremo avere assieme molti altri pomeriggi come questo; meglio però se fuori dall’ospedale.


La signora e la “stanza troppo piccola”

La signora B. è una donna molto istruita, che è stata ricoverata in ospedale nel reparto di riabilitazione dopo aver avuto un ictus. A causa della sua malattia ha dovuto iniziare ad utilizzare una sedia a rotelle. La perdita della sua indipendenza non è stato affatto facile.
Un giorno entro nella sua stanza e noto che qualcosa la sta disturbando. “La stanza qui è troppo piccola, fatico molto a spostarmi con la sedia. Riuscirei a muovermi molto meglio se il letto fosse disposto diversamente nella stanza “, disse con una faccia triste.
Sono andato allora dalle infermiere, e col loro aiuto abbiamo spostato il letto. È stato sicuramente inusuale, ma si è rivelato un piano fantastico. Alla fine del mio tirocinio, ho ricevuto un abbraccio dalla signora B. Era così grata per averle aggiustato la stanza.